Dietro le quinte di Operazione P.I.C.

Nulla di quanto sottende la stesura di Operazione P.I.C. può essere fatto risalire a qualcosa di prestabilito.

In particolar modo perché i caratteri fondamentali dello stile dell’autore non si prestano al favore dei canoni socialmente condivisi, nel settore degli addetti ai lavori, tanto meno in quelli commerciali dei lettori e di chi cerca il loro favore.

La scelta del genere è legata a ciò che si è ritenuto un genere letterario più facilmente commerciabile, capace di arginare le possibili difficoltà generate dalla natura dell’autore.

La predilezione per taluni soggetti religiosi è legata per un verso alle caratteristiche del “cattivo di turno”, dall’altro trae ispirazione da una peculiarità non solo della città di Napoli ma di tutto il suo circondario. La zona partenopea è caratterizzata da un gran numero di edifici religiosi, non solo chiese. Ognuno di questi possiede una storia interessante ma anche una struttura architettonica che ne esalta il possibile carattere di mistero, intrigo.

Il sottosuolo della città di Napoli in particolare è possibile considerarlo una seconda città nascosta, capace d’interagire con la parte superiore proprio attraverso diversi varchi, che possono essere rinvenuti in quasi tutti questi edifici, di grande valore storico ed artistico.

La scelta di Napoli come luogo narrativo fatta da un nessuno che vuol farsi conoscere è strettamente personale. Essendo una scelta personale non è opportuno approfondirla, per evitare che qualcuno eccessivamente suscettibile e fedele allo stile italiano dell’autoglorificazione possa ritenersi offeso in qualche modo.

Le isole di Ischia e Capri non hanno bisogno di supporti, magari di un differente stile d’impegno autoctono e attenzione esterna, Procida, di contro, necessità e merita una maggiore attenzione e riguardo, soprattutto da parte dei partenopei.

E’ caratteristica peculiare, molto spesso anche intenzionale, quella dell’autore, di esprimere la diversità nella forma più naturale possibile. E’ sua convinzione che la diversità sia esclusivamente una forma di crescita ed erudizione che la naturale espressione della vita mette a disposizione dell’uomo capace, dotato d’intelletto, sotto molteplici forme.

Ecco che chi si addentrerà nella lettura sarà investito da un continuo presentarsi di spunti, situazioni, caratteri dei personaggi, specifiche azioni e reazioni non consuete, non catalogabili nelle categorie preconfezionate e riconosciute come dogmi standardizzati, imprescindibili e indicati come unico segno distintivo di qualità ed interesse.

Operazione P.I.C. è un arduo tentativo dell’autore ma anche di tutti quelli che ci hanno investito, lavorato, soprattutto di chi dovrà promuoverlo, di indicare una strada verso quella diversità d’espressione, capace di attirare a se giudizi negativi esclusivamente legati al gusto soggettivo, o ad una critica ingabbiata nell’ottusa cecità cognitiva, espressa per doti naturali o volontariamente perpetrata, in favore dei soliti meccanismi che imperano nell’ogni dove italiano.

In definitiva, come molti hanno evidenziato, questo libro può rappresentare per il lettore l’ingresso nel mondo non consueto di un autore con uno stile sopra le righe, nello stesso tempo, il consenso dei lettori abili a superare i primi due livelli di lettura per giungere fino giù al terzo, potrà donare all’autore la possibilità di ritagliarsi una nicchia di lettori e a loro stessi di poter continuare a leggere opere fuori dagli schemi in generi letterari differenti.

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