da Io sono diverso – Uè Napoli! parte 2 di 2

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Non da meno è l’inutilità di questa penna che null’altro sa fare se non colorare un foglio, riportando alla luce fatti che nulla di buono sembrano saperti offrire, sebbene ai propri occhi appare giusto. E’ un libro che racconta non di Napoli ma di quel perché, del quale non si deve parlare, delle tali verità a cui è meglio non credere. Verità che fanno rissa con le comodità, la convenienza, l’ignavia ma che rovinano la vita di un popolo, quanto la speranza di essere diverso.

Ho sempre detto che il napoletano, e tu che lo custodisci nel grembo mentre lo vivi ogni giorno lo confermerai, con la sua cultura, i suoi valori, ma anche con i suoi difetti può divenire un simbolo del vero, del genuino esempio da seguire. Imparando pure dagli sbagli, e da quei difetti che spesso diventano uno strumento di auto distruzione. Senza remore, ne timori, ne riverenza alcuna, è volontà di rispetto quanto amore per te Napoli, ma pure speranza per te città, mettere a nudo sopra ogni cosa quel fare utile da tenere nascosto sotto il velo, che accomuna i “per bene” e i “per male”.

Non ho la necessità di aggiungere che nel tuo DNA è intriso l’indissolubile connubio tra uomo e sport, che come in un essere umano dovrebbe sempre essere dominante.

Un connubio che esprime la completezza dei valori pronti a fondare pensieri ed azioni sul rispetto.

Molti, nelle terre del fervido razzismo, che lontano non sono, hanno sovente incontrato Napoli. Lo hanno fatto in quegli amici con i quali hanno superato tante difficoltà, sono stati sorretti, spronati, consigliati, di certo fin dal primo giorno in cui hanno deciso di tendere la mano sincera.

I napoletani, esattamente quelli che tu riconosci veri, si sono offerti alla sincerità e onestà d’animo di chiunque si è donato come un amico, un pilastro, al quale ci si poteva appoggiare nei momenti difficili, ma anche in quegli attimi nei quali c’era da lottare.

Avrebbero voluto essere laboriosi per donarti indomita e unica crescita quanto sviluppo, ma tu, Napoli, non sei fatta solo della loro napoletanità. Sei logorata e lacerata da quel qualcosa di inqualificabile che oggi sembra dominare incontrastato.

Ho sempre immaginato che la mia Napoli si schierasse in campo ponendosi alle mie spalle come baluardo, nel quale porre tutta la mia fiducia.

Tanti, che sono passati per le tue terre, restano dispiaciuti di non aver potuto vivere pienamente la napoletanità, che oggi il loro cuore infatuato vede sgretolarsi giorno dopo giorno.

Il napoletano, è necessario nel rispetto di te come terra natia ripetere ancora: “quello vero”, cerca, desidera, l’interazione, la socializzazione, l’interscambio di conoscenze e cultura, con chiunque entra in contatto, soprattutto con le persone che definisce speciali.

Il Partenopeo sa riconoscere chi apprezza e vuole comprendere la napoletanità, considerandolo a tutti gli effetti un figlio del Golfo. Con tali persone i napoletani vogliono condividere attimi, esperienze, e per questo motivo ne rispettano lo spazio vitale. Le argomentazioni che appartengono alle esternazioni che ci impediscono di vivere i napoletani, nulla hanno a che vedere con la napoletanità, con ciò che ognuno di noi ama di te città multilivello e del tuo vero popolo.

Un pensiero, questo, che per dovere di rispetto bisogna estendere ad ogni popolo.

E’ dunque tempo di dare spazio al titanico tentativo di una penna, triste, incapace e impotente che vuole chiederti perdono urlando che nessuna colpa tu puoi possedere. Tu che sei stata e cerchi di essere terra generosa, ricca, vieni invece continuamente usurpata, sbeffeggiata, lacerata da chi si fregia, gioisce, si vanta, di ciò e per ciò che mai avrà le doti capaci di comprendere.

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