Questione di Gusto – parte 1 di 4

In questi ultimi anni, purtroppo, l’Italia è costantemente foriera di stravolgimenti ed azioni che distruggono ogni aspetto della società civile, calpestando impunemente anche la dignità dei propri cittadini, e non solo.

In questo quadro, di continuo, si compiono discriminazioni anche sul tipo di lavoro che una persona svolge.

L’atavica ottusità di convenienza, che ha sempre condotto a credere che ci fossero classi di lavori e lavoratori di serie A e di serie B, è notevolmente peggiorata.

Se fino a qualche anno fa tali distinzioni, frutto unicamente d’ignoranza e conveniente classismo, si erano limitate al dualismo tra professionisti o liberi professionisti di determinati settori e “manovali”, ora s’inseriscono altri fattori enormemente discriminanti.

Queste nuove caratteristiche fanno riferimento all’età rapportata al momento nel quale si sta svolgendo quel determinato lavoro, alla notorietà raggiunta, al consenso riscosso sui social network, all’autoglorificazione per mezzo dei sovrabbondanti meccanismi all’italiana e a diverse altre macro e micro caratteristiche, alle quali una mente scevra dagli ingranaggi di taluni meccanismi fa anche fatica a pensare.

Questi perniciosi automatismi, malauguratamente, non si limitano ad essere un aspetto folkloristico della spasmodica necessità di mostrare d’essere giovani e tecnologicamente appartenenti ad un’epoca non ancora venuta. Essi incidono su aspetti importanti del vivere sociale, minandone grandemente le fondamenta.

Ecco perché l’operosità, ed è importante ribadire operosità, come quella dell’autore non da “sogno nel cassetto” viene considerata, in Italia, quasi unicamente fonte di reperimento guadagni.

Ciò accade per l’esclusivo vantaggio, materiale o di quella facciata autoglorificartice del “noi siamo”, “noi facciamo” delle “aziende” che operano nel settore ed i loro organi satellite.

Diviene consuetudine, sempre e solo in Italia, pensare che gli autori siano una sorta di nullafacenti e che scrivere sia un’attitudine comune ad ogni essere vivente, come quella di portare il cibo alla bocca, per questo prede sulle quali piombare per estrarre denaro fruibile.

Questo chiaramente accade solo a chi non è ritenuto flusso oleoso che scorre negli ingranaggi del solito meccanismo Italia.

In tale ottica, l’arduo compito di comprendere se questi operai della parola sappiano essere profondamente conoscitori e volutamente partecipi dei tre livelli della scrittura, resta azione superficiale e poco seguita da chi si erige a datore di lavoro. Una considerazione tanto bassa di questa operosità ne inficia le fondamenta qualitative.

Da un lato vanifica l’ottimo lavoro di taluni operai, rendendoli spugne abili solo ad assorbire derisione, umiliazioni o sottrazione del proprio lavoro in favore di quei meccanismi ben oleati del sistema, mentre dall’altro si dispensano onori e concrete gratificazioni, ma anche e soprattutto concrete, fruttuose, possibilità a “dirigenti” e “operai” improvvisati, o social osannati.

continua…

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