Questione di Gusto – parte 4 di 4

Risposi, dall’altro capo la responsabile della redazione mi aggredì verbalmente sostenendo che io con le parole contenute nella mail l’avessi offesa. Cercai di chiarire che dopo due anni d’indifferenza un certo risentimento poteva essere giustificato. Lo stupore, intriso di quel sapore aspro dello sgomento, mi colse quando la cortese interlocutrice seguitò ad aggredire con la veemenza e la classe pari solo a quella di un goliardica vajàssa dei vicoli partenopei, mostrando di non essere per nulla a conoscenza dei miei precedenti tentativi di contatto.

Tra le parole urlate a caso compresi che mi invitava a rinviare il manoscritto, qualora fossi ancora interessato a farlo esaminare.

Fui tentato di risponderle come ben meritava, ma venni trattenuto da quel gusto delicato, lenitivo, soffice, avvolgente del cioccolato, che ancora ricopriva i miei sensi di gusto con una patina sottile ma ancora efficace. Probabilmente se in quell’istante a scatenare le papille gustative fosse stato del cioccolato fondente, più forte, aspro, nel suo gusto aggressivo e deciso, quasi certamente avrei consegnato alla meritevole interlocutrice ciò che con insistenza sembravano chiedere i sui modi.

Inviai subito il plico con il dattiloscritto, allegai un ricco vassoio di sfogliatelle e babà accompagnati da una missiva nella quale spiegavo di non avercela personalmente con nessuno della redazione, ma solo con l’indifferenza continuamente perpetrata ai danni di chi non possiede la stretta di “mani amiche”.

Trascorsero ancora sei mesi e tutto continuava a tacere.

La televisione seguitava a trasmettere in ogni dove la solita fiumana di nulla e di volgarità a tutti i costi. I social imperversavano con il loro potere d’imporre il “super giovane” in ogni ambito.

La beffa si palesò, però, con tutte le sue peculiarità, quando scoprì che il mio manoscritto, il mio lavoro, era stato palesemente usato da qualcuno dello staff De Filippi come un canovaccio. Non solo avevano sfruttato l’idea di fare un libro della trasmissione, ma si erano appropriati di numerose idee contenute nel manoscritto per adoperarle nel loro format di gran successo commerciale.

Il senso di buon gusto, che mi accompagnava in ogni decisione, ne aveva oramai abbastanza.

Quella redattrice, che avevo appreso guidare le redazioni di molti dei programmi nei quali primeggiavano le comparsucole rimestate, riciclate, e che forse era anche a capo del servizio di filtraggio missive che impedisce, anche alle persone oneste e propositive, di raggiungere la potente Signora De Filippi, doveva avere una lezione di stile e buon gusto.

Non persi tempo, mi recai da un elegante fioraio e inviai alla simpatica redattrice una stupenda composizione con allegato un biglietto di complimenti. Per mezzo di esso intendevo, con sarcastica scrittura, rivolgere i miei ringraziamenti alla persona che riusciva a imporsi come cuoca sopraffina, dal tocco delicato e dalla quasi soprannaturale conoscenza dell’ingrediente segreto per ogni piatto.

Volevo inoltre porgerle la mia ammirazione per quanto fosse straordinaria la classe con la quale riusciva a servire precotti, stufati e surgelati intrisi dei sapori degli O.G.M.

Conclusi, consigliandole di assaporare, prima di agire, il gusto sincero di un dolce artigianale. I suoi sensi di gusto, in questo caso, l’avrebbero di certo guidata verso una semplice azione, che l’avrebbe condotta fuori da ogni fastidio. Lei sarebbe stata avvolta nella sincera sensazione dei sapori della cucina artigianale. I cuochi di tale cucina sono, infatti, degli artisti che affidano la loro arte a un ingrediente essenziale, un pizzico di cuore, per aggiungere il tocco segreto alle pietanze.

Avvolta in una tale estasi sensoriale, la soddisfatta redattrice avrebbe scritto una semplice email di risposta. In quel messaggio le sarebbe bastato scrivere: “Non siamo interessati alla sua proposta, la cestineremo senza sfruttarla, arrivederci”.

Conclusi, invitando i protagonisti della strategica azione d’indifferenza ed esperti di commedia dell’arte, ad una gara culinaria pubblica, dove la verità avrebbe fatto assaporare il gusto sincero di un cibo artigianale.

Credete sia mai giunto il dolcetto della fortuna con la risposta, degna di una personaggio dai sapori vellutati del coraggio e del giusto agire?

Fu per questo che cercai di coinvolgere chi si promuove come lavoratore al servizio della giustizia, come Striscia la notizia. Dopo quasi dieci anni, senza che mai qualcuno si degnasse di esaminare in alcun modo lavoro e documentazione venni additato, più o meno velatamente, solo come mitomane, molestatore senza alcun valore, finanche di rispetto come persona.

Dall’alto della loro posizione di dirigenti di serie A non hanno fatto altro che denigrare il ridicolo operaio di un lavoro di serie inferiore. –

Questione di Gusto – parte 1 di 4

In questi ultimi anni, purtroppo, l’Italia è costantemente foriera di stravolgimenti ed azioni che distruggono ogni aspetto della società civile, calpestando impunemente anche la dignità dei propri cittadini, e non solo.

In questo quadro, di continuo, si compiono discriminazioni anche sul tipo di lavoro che una persona svolge.

L’atavica ottusità di convenienza, che ha sempre condotto a credere che ci fossero classi di lavori e lavoratori di serie A e di serie B, è notevolmente peggiorata.

Se fino a qualche anno fa tali distinzioni, frutto unicamente d’ignoranza e conveniente classismo, si erano limitate al dualismo tra professionisti o liberi professionisti di determinati settori e “manovali”, ora s’inseriscono altri fattori enormemente discriminanti.

Queste nuove caratteristiche fanno riferimento all’età rapportata al momento nel quale si sta svolgendo quel determinato lavoro, alla notorietà raggiunta, al consenso riscosso sui social network, all’autoglorificazione per mezzo dei sovrabbondanti meccanismi all’italiana e a diverse altre macro e micro caratteristiche, alle quali una mente scevra dagli ingranaggi di taluni meccanismi fa anche fatica a pensare.

Questi perniciosi automatismi, malauguratamente, non si limitano ad essere un aspetto folkloristico della spasmodica necessità di mostrare d’essere giovani e tecnologicamente appartenenti ad un’epoca non ancora venuta. Essi incidono su aspetti importanti del vivere sociale, minandone grandemente le fondamenta.

Ecco perché l’operosità, ed è importante ribadire operosità, come quella dell’autore non da “sogno nel cassetto” viene considerata, in Italia, quasi unicamente fonte di reperimento guadagni.

Ciò accade per l’esclusivo vantaggio, materiale o di quella facciata autoglorificartice del “noi siamo”, “noi facciamo” delle “aziende” che operano nel settore ed i loro organi satellite.

Diviene consuetudine, sempre e solo in Italia, pensare che gli autori siano una sorta di nullafacenti e che scrivere sia un’attitudine comune ad ogni essere vivente, come quella di portare il cibo alla bocca, per questo prede sulle quali piombare per estrarre denaro fruibile.

Questo chiaramente accade solo a chi non è ritenuto flusso oleoso che scorre negli ingranaggi del solito meccanismo Italia.

In tale ottica, l’arduo compito di comprendere se questi operai della parola sappiano essere profondamente conoscitori e volutamente partecipi dei tre livelli della scrittura, resta azione superficiale e poco seguita da chi si erige a datore di lavoro. Una considerazione tanto bassa di questa operosità ne inficia le fondamenta qualitative.

Da un lato vanifica l’ottimo lavoro di taluni operai, rendendoli spugne abili solo ad assorbire derisione, umiliazioni o sottrazione del proprio lavoro in favore di quei meccanismi ben oleati del sistema, mentre dall’altro si dispensano onori e concrete gratificazioni, ma anche e soprattutto concrete, fruttuose, possibilità a “dirigenti” e “operai” improvvisati, o social osannati.

continua…

Come nascono i personaggi di Operazione P.I.C., e non solo.

La struttura di ogni personaggio è una miscela ponderata di finzione e realtà.

L’intera impalcatura su cui è costruito ogni interprete di ogni vicenda non si lascia mai sopraffare dalle esigenze di pura narrativa.

Questa potrebbe costringere il carattere, i pensieri, e le azioni in una completa elaborazione della fantasia.

La totale immersione nell’immaginario sarebbe capace di minare valore e senso.

Per questo i personaggi di Operazioni P.I.C., e di ogni opera dell’autore, sono il risultato di caratteri reali, supportati da una componente di fantasia del desiderio.

L’aspetto che fa riferimento alla realtà è una mescolanza di peculiarità, riscontrate in una sola persona o in persone differenti in momenti distinti.

La miscellanea conduce ad un connubio di pensieri, espressioni, componenti caratteriali, ed infine azioni, che realmente sono avvenute nella realtà. Queste condizioni si realizzano, per la quasi totalità delle volte, negli aspetti che in un certo qual modo l’autore, e solo lui, considera negativi.

La componente definita fantasia del desiderio è appunto ciò che rispecchia i desideri dell’autore. Ogni espressione di pensiero, discorso, azione, va a realizzare ciò che l’autore vorrebbe che accadesse nella realtà, ho quanto avrebbe voluto vedere compiuto in quelle determinate situazioni.

Molte di esse vissute concretamente da qualcuno, in uno specifico tempo e luogo. Per questo è possibile dire che i protagonisti, i coprotagonisti, ma anche le figure non essenziali, intraprendono l’inizio della storia, e delle vicende, con quei caratteri del reale che armonizzano il tangibile, per poi assumere le connotazioni della fantasia del desiderio.

Un ingrediente, che è possibile spingersi a considerare segreto, è rappresentato dalla peculiarità dei singoli, che vede alcuni personaggi mantenere l’elemento di completa realtà, negativa o positiva che sia, dal principio alla fine di ogni storia. I caratteri di realtà non sempre, però, appartengono, o sono stati riscontrati in un’unica persona reale, talune volte sono il risultato di un puzzle.

Questo tipo di lavoro è caratteristica fondamentale non solo dei personaggi ma anche delle vicende, che in modo continuo intrecciano, mescolano e legano il loro scorrere irreale con il fluire di situazioni realmente accadute.