Operazione P.I.C. – Procida, Ischia e Capri

Ciò che vale la pena sottolineare per quanto riguarda le tre isole partenopee non fa riferimento alla scelta.

Questa, infatti, si lega esclusivamente ad una perfezione d’incastro al costrutto narrativo, solo per questo non sono rientrati nella storia luoghi come Sorrento, Pozzuoli, ed altre terre del circondario partenopeo,

Ischia e Capri non necessitano di alcuna argomentazione o descrizione supplementare a loro supporto, esse godono già di un’ampia fetta d’attenzione nazionale quanto turistica.

Sicuramente non rappresenta ciò che renderebbe loro reale giustizia, tirandole fuori da quegli unici argomenti che comunemente le descrivono e che appaiono essere un comodo ed utile bagaglio sul quale puntano anche gli autoctoni, i nativi di Napoli e purtroppo anche i napoletani.

E’ proprio dai nativi e dai partenopei, maggiormente dalle alte cariche di politicanti, autorevoli ricchi e potenti che sarebbe giusta un’azione operativa di più ampio significato. Sebbene, dunque, attorniate da luoghi comuni, attenzione da social condivisione, le due isole più grandi del Golfo di Napoli riescono a ritagliarsi uno spazio.

Un luogo che invece sembra completamente dimenticato, abbandonato ad una sorte di anonimato ed involuzione, è l’Isola di Procida.

Procida, con il suo Isolotto di Vivara, per posizione, struttura, straordinaria fertilità della terra potrebbe essere un’oasi.

Una sorta di enorme agriturismo nel quale biodiversità e concetto di vita Bio potrebbero fondersi in un connubio quasi perfetto.

La situazione però è ben differente, l’attenzione non adeguata, la mancanza di valorizzazione di giusta portata, sembrano cominciare dall’interno e dagli stessi nativi di Napoli e napoletani.

Il palcoscenico straniero, poi, le tributa un interesse non adeguato alla sua ricchezza, probabilmente, forse soprattutto, a causa della scarsa e poco efficace informazione.

Procida ha dei Faraglioni, Procida ha dei luoghi di cultura, Procida ha una sua varietà agroalimentare ed un potenziale produttivo forse unici, per una terra tanto piccola.

E’ per tutto questo, e per molto altro ancora, che una umile, purtroppo inutile voce ha cercato di attribuire a queste terre uno spunto d’attrazione differente, con il libro Operazione P.I.C.- un mistero nelle isole partenopee.

Senza nasconderci, barricarsi dietro i soliti abusati discorsi vacui, unica arma in possesso dei conosciuti dominatori dei vari poteri, purtroppo gli interessi, la brama di denaro, quanto la vuota autoglorificazione, restano gli unici obiettivi del fare all’italiana.

Leggere gratis: Achi presenta il suo stile-parte1di2

Un aspirante autore, ma anche uno scrittore affermato resterà per sempre sotto esame. Troppo spesso lo sarà di critiche da sterile guerrafondaio dei social, altre invece riuscirà ad essere raggiunto da costruttivi e piacevoli confronti e dialoghi.

In ogni caso spetterà sempre e solo a lui l’onere di porsi come aspirante, come soggetto che deve sottoporsi a verifiche di gusto, di qualità, persino dell’espressione del proprio Io.

Quale miglior modo di concedersi al giudizio altrui se non offrire gratis,  a chi mostra interesse, uno spicchio completo del proprio lavoro, prima di chiedere d’essere meritevole d’un acquisto.

Ecco perchè Achi offre un saggio del suo stile con due racconti, disponibili GRATIS sul sito.

Oggi presentiamo Scarlett

Scarlett è una donna forte, dedita completamente al figlio. I sensi di colpa per aver scelto un padre violento e non presente la tormentano e la tengono lontano dagli uomini, finché non arriva Arthur.
Purtroppo i muri che i due hanno costruito, sin da giovani, per proteggersi da una realtà difficile rischiano di allontanarli per sempre…
Una sera, mentre Scarlett è seduta su uno scoglio assorta nei suoi pensieri tormentati, arriva un biglietto in una bottiglia di vetro, portata da White, il delfino del parco acquatico dove lavora. Questo messaggio avrà il potere di cambiare gli avvenimenti.

Mentre questa la dedichiamo alla Scarlett che potrebbe esistere nella realtà

Dentro te

Nel profondo degli oceani è sepolto il tesoro più prezioso.

Nel profondo delle galassie è nascosta la stella più luminosa.

Nel profondo d’ogni libro è celata l’emozione più devastante.

E’ nel profondo del animo che si racchiude la morbida luce del tuo sguardo caldo ed avvolgente, la seducente bellezza del volto, la delicata sinuosità del tuo corpo che calamita a se ogni sguardo.

Ma è nel profondo del cuore che celi la tua impalpabile essenza.

Lascia che ad assaporarla sia solo il cuore di un delfino.

Dietro le quinte di Operazione P.I.C.

Nulla di quanto sottende la stesura di Operazione P.I.C. può essere fatto risalire a qualcosa di prestabilito.

In particolar modo perché i caratteri fondamentali dello stile dell’autore non si prestano al favore dei canoni socialmente condivisi, nel settore degli addetti ai lavori, tanto meno in quelli commerciali dei lettori e di chi cerca il loro favore.

La scelta del genere è legata a ciò che si è ritenuto un genere letterario più facilmente commerciabile, capace di arginare le possibili difficoltà generate dalla natura dell’autore.

La predilezione per taluni soggetti religiosi è legata per un verso alle caratteristiche del “cattivo di turno”, dall’altro trae ispirazione da una peculiarità non solo della città di Napoli ma di tutto il suo circondario. La zona partenopea è caratterizzata da un gran numero di edifici religiosi, non solo chiese. Ognuno di questi possiede una storia interessante ma anche una struttura architettonica che ne esalta il possibile carattere di mistero, intrigo.

Il sottosuolo della città di Napoli in particolare è possibile considerarlo una seconda città nascosta, capace d’interagire con la parte superiore proprio attraverso diversi varchi, che possono essere rinvenuti in quasi tutti questi edifici, di grande valore storico ed artistico.

La scelta di Napoli come luogo narrativo fatta da un nessuno che vuol farsi conoscere è strettamente personale. Essendo una scelta personale non è opportuno approfondirla, per evitare che qualcuno eccessivamente suscettibile e fedele allo stile italiano dell’autoglorificazione possa ritenersi offeso in qualche modo.

Le isole di Ischia e Capri non hanno bisogno di supporti, magari di un differente stile d’impegno autoctono e attenzione esterna, Procida, di contro, necessità e merita una maggiore attenzione e riguardo, soprattutto da parte dei partenopei.

E’ caratteristica peculiare, molto spesso anche intenzionale, quella dell’autore, di esprimere la diversità nella forma più naturale possibile. E’ sua convinzione che la diversità sia esclusivamente una forma di crescita ed erudizione che la naturale espressione della vita mette a disposizione dell’uomo capace, dotato d’intelletto, sotto molteplici forme.

Ecco che chi si addentrerà nella lettura sarà investito da un continuo presentarsi di spunti, situazioni, caratteri dei personaggi, specifiche azioni e reazioni non consuete, non catalogabili nelle categorie preconfezionate e riconosciute come dogmi standardizzati, imprescindibili e indicati come unico segno distintivo di qualità ed interesse.

Operazione P.I.C. è un arduo tentativo dell’autore ma anche di tutti quelli che ci hanno investito, lavorato, soprattutto di chi dovrà promuoverlo, di indicare una strada verso quella diversità d’espressione, capace di attirare a se giudizi negativi esclusivamente legati al gusto soggettivo, o ad una critica ingabbiata nell’ottusa cecità cognitiva, espressa per doti naturali o volontariamente perpetrata, in favore dei soliti meccanismi che imperano nell’ogni dove italiano.

In definitiva, come molti hanno evidenziato, questo libro può rappresentare per il lettore l’ingresso nel mondo non consueto di un autore con uno stile sopra le righe, nello stesso tempo, il consenso dei lettori abili a superare i primi due livelli di lettura per giungere fino giù al terzo, potrà donare all’autore la possibilità di ritagliarsi una nicchia di lettori e a loro stessi di poter continuare a leggere opere fuori dagli schemi in generi letterari differenti.

La voce stridula della ragione

Come il mare che frange i suoi flutti sugli scogli, consumandoli onda dopo onda, modellandone aspetto e consistenza, lui sentiva staccare i granelli di speranza che credeva costruissero la diversità di lei.

Risuona chiaro il tonfo d’ogni precipitare racchiuso nel suo: tra noi niente c’è stato e niente ci sarà. La risacca porta con se le polveri di roccia che trascina via, nello stesso modo, il senso vuoto d’ognuna di quelle parole porta via con se unicamente la certezza del niente fisico che li ha accarezzati.

Come una mareggiata sferza incessante, potente anche la roccia più alta, così la devastante consapevolezza del mai che lei desidera ricopra il loro futuro porta via con se anche l’ultima speranza d’ogni desiderio. Il vulcano sopito di ciò che è cominciato è emerso dall’impeto stesso delle acque, alla furia delle quali riesce a resistere traendone perfino forza e maestosità. Come fa dall’unione della sua incandescente anima con la fresca limpidezza d’ogni onda.

Nessun mai, passato, presente e futuro potrà in alcun modo cancellare tutto questo.

Se a legarli fosse stata la banalità del solo intreccio fisico, a rendere reale ogni mai sarebbe bastata un’increspatura superficiale dell’acqua.

Ciò che è nato tra loro è qualcosa di diverso, è quel Quid che rende l’intreccio fisico unicamente espressione completa d’un desiderio, la fusione inevitabile delle inspiegabili alchimie dell’attrazione.

Lei si abbatterà su quel Quid con tutta la furia del perpetuo ondeggiare della ragione, ma i granelli che riuscirà a portar via saranno soltanto polveri del suo stesso essere.

Lui, sin dal primo istante, era consapevole che l’unica reale certezza sarebbe stato il niente futuro. Non immaginava, però, quanto lei con la ragione del suo sentire avrebbe snaturato il senso di quel Quid, modellandolo a suo piacere, limitando il moto ondoso del mare delle sensazioni, rinnegandolo, senza permettere che la natura del suo essere perdurasse in ogni nuova forma. Una forma sempre e comunque incapace di ribellarsi alle costruzioni della ragione.